mercoledì 29 ottobre 2008

1 Novembre: Giornata NO F-35 (Disoccupiamo le fabbriche di morte)



Tra poco inizieranno a costruire lo stabilimento per assemblare centinaia di cacciabombardieri americani di ultima generazione, gli F35. Forse i lavori cominceranno già nei primi mesi del prossimo anno.

Vogliono costruire questo stabilimento dentro il recinto dell'aeroporto militare di Cameri (installazione di cui ignoriamo il preciso status giuridico).

Nel 2009 questo aeroporto compirà cent'anni: un bell'anniversario, non c'è che dire. Si tratta del principale impianto dell'aeronautica militare dedicato alla logistica ed alla manutenzione di velivoli da guerra. Ma non solo: recentemente è ritornato pienamente operativo, ospitando alcuni Tornado, certo impegnati in operazioni di sostegno alle imprese belliche in corso.

Ed ora, a dieci chilometri scarsi da Novara, vogliono pure far nascere una fabbrica di morte e di devastazione. Con la solita risibile scusa: posti di lavoro e progresso tecnologico.

Ma i posti di lavoro saranno in realtà pochi e maledetti. Ed il progresso tecnologico, ove applicato alle costruzioni militari, non è certo cosa desiderabile, né per la nostra comunità né per il genere umano nel suo complesso.

Per non parlare dell'enormità della spesa prevista: circa un miliardo di dollari solo per costruire lo stabilimento. Soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti. Come pure dalle solite tasche verranno prese le somme per acquistare più di cento velivoli, a partire dal 2013, allo scopo di rinnovare il parco cacciabombardieri dell'aeronautica militare italiana. In tutto ci si avvicinerà, molto verosimilmente, alla cifra di venti miliardi di euro.

Tutto ciò mentre si taglia la spesa sociale (per la sola istruzione pubblica un taglio di quasi otto miliardi di euro per i prossimi quattro anni). Tutto ciò mentre il mondo attraversa una gravissima crisi economica.

Ma i nostri governanti non risparmiano molto sulle spese di morte. Solo un minimo di prudenza li fa rinunciare, almeno per il momento, all'acquisto immediato di un prototipo di F35 da utilizzare per prove e collaudi. Una piccola rinuncia dettata dalla tragicità della congiuntura economica, che però non blocca le intenzioni belliciste e di riarmo delle forze militari italiane.

Ma noi continueremo ad opporci con determinazione al progetto di costruzione e di acquisto degli F35: per difendere la nostra terra da devastazioni ed inquinamento, per difendere le nostre coscienze che non si vogliono rendere complici di bombardamenti e di assassinii più o meno tecnologicamente avanzati.

È per questo che ci troveremo a far festa ed a gridare il nostro no alla fabbrica degli F35. Ci ritroveremo proprio nel periodo in cui si incontrano i militaristi, che quest'anno preannunciano sontuosi festeggiamenti a novant'anni dalla “vittoria”, cioè dalla fine di quello schifosissimo macello che è stata la Prima Guerra Mondiale.

Noi ci troveremo a Novara, il primo novembre di questo triste 2008.


Programma:

Alle ore 14.00, in centro città (Piazza Cavour), comincia il presidio comunicativo e di protesta, con:

Il teatro dell'oppresso
Laboratori e trucco per bambini
Giocolieri @ Writers
mostra Luoghi dei Resistenti

Al parco pubblico di corso Trieste angolo via Bovio, nel quartiere di Sant'Agabio, faremo festa con il concerto:

Ore 19.00 - Novara Hip Hop con: TERZO GRADO e GORAMAN
Ore: 21.00 - ASSALTI FRONTALI


Disoccupiamo le fabbriche di morte.

Liberiamo le città e le campagne dalle sconcezze del militarismo.
Assemblea Permanente NO F35

sabato 25 ottobre 2008

Ok Usa, a Sigonella la sorveglianza Nato



ARMI
Ok Usa, a Sigonella la sorveglianza Nato
La Russa in visita a Washington
Manlio Dinucci

Il ministro della difesa Ignazio La Russa è raggiante: torna dalla visita ufficiale negli Stati uniti con due esaltanti risultati. Anzitutto, «il segretario alla difesa Robert Gates ha espresso assoluta disponibilità a scegliere Sigonella per il sistema Ags, e non la base offerta dai tedeschi». Era stato lo stesso La Russa, lo scorso giugno, a proporre a Gates la candidatura di Sigonella come base del nuovo sistema Nato di sorveglianza Ags (Alliance Ground Surveillance).
Che cos'è l'Ags? Si continua a ripetere che è «un sistema per la sorveglianza del territorio degli stati membri della Nato». In realtà, esso servirà a sorvegliare non il territorio dei paesi dell'Alleanza atlantica, ma il «terreno», fornendo importanti informazioni «prima e durante le operazioni Nato» in altri paesi. Si tratta dunque di un sistema finalizzato non alla difesa del territorio dell'Alleanza, ma al potenziamento della sua capacità offensiva «fuori area». Esso sarà «uno strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di risposta della Nato (Nrf)», pronta a essere proiettata «per qualsiasi missione in qualsiasi parte del mondo». Ciò sarà reso possibile da vari tipi di piattaforme aeree e stazioni di controllo terrestri, sia fisse che mobili, con cui si potranno «prendere di mira veicoli in movimento».


Verrà così potenziata la funzione di Sigonella quale base della strategia offensiva Usa/Nato. Nella U.S. Naval Air Station Sigonella, in continua espansione, vi è il centro logistico delle forze navali del Comando europeo degli Stati uniti; vi è uno dei due principali siti del sistema Gbs, gestito da tutti i settori delle forze armate Usa; vi è l'unico sistema mobile C4I (Command, Control, Communications, Computers and Intelligence) delle forze armate Usa in Europa. E tra poco, da qui, decolleranno i Global Hawks, gli aerei Usa senza pilota che localizzano gli obiettivi da colpire. Nella «dépendance» di Niscemi, dove già sono in funzione 41 antenne Usa, sarà installata una delle quattro stazioni terrestri del Muos (Mobile User Objective System), il sistema della U.S. Navy che collegherà - con comunicazioni radio, video e trasmissione dati ad altissima frequenza - le forze navali, aeree e terrestri mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.
Proponendo che sia l'Italia a ospitare il sistema Ags della Nato, La Russa ha posto due «condizioni»: che fosse scelta Sigonella e che il costo fosse «sostenibile». Su questo c'è da dubitare: la Nato stessa lo definisce «uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall'Alleanza», che comporta una spesa di almeno 4 miliardi di euro. Verrà realizzato da un «consorzio transatlantico» di industrie militari, comprendente la Northrop Grumman, General Dynamics, Eads, Thales e Galileo Avionica, che nel 2005 ha ricevuto un primo contratto di 23 milioni di euro. Ulteriori impegni sono stati assunti per conto dell'Italia dal governo Prodi, nel 2006. Ma qui La Russa tira fuori l'altro asso dalla manica: al Pentagono ha firmato un memorandum d'intesa, in base al quale «ciascun governo fornisce all'industria dell'altro paese l'accesso al proprio mercato della difesa». Si prospettano dunque affari d'oro per le industrie militari dei due paesi, già impegnate in programmi congiunti come quello del caccia F-35 dal costo di 300 miliardi di dollari. Essi saranno sostenuti dai rispetti stati, che destineranno altro denaro pubblico alla spesa militare. Così la nostra spesa militare procapite, già al quinto posto nel mondo, salirà ancora. I soldi non mancheranno: basterà fare altri tagli alla scuola e all'università.

il manifesto
24 Ottobre 2008

domenica 19 ottobre 2008

BRINDISI: Base Onu e diritti calpestati



Base ONU di Brindisi: I diritti dei lavoratori? Calpestati!

(Da una notizia del Quotidiano di Brindisi , Lecce e Taranto del 16/10/08)


Recita così il comunicato della UIL di Brindisi inviato agli organi di stampa dopo la denuncia all’ispettorato del lavoro della città per presunte violazioni dei diritti sindacali e delle norme che regolano le contribuzioni previdenziali. L’ONU come ormai da prassi da quando si è installata a Brindisi si è trincerata dietro l’inviolabilità del suo territorio, negando l’accesso agli ispettori del lavoro e a quelli della previdenza sociale.

“ Il comunicato Uil continua dicendo “ Si continua a lavorare in nero nella Base ONU di Brindisi e mentre dai media e l’ONU vengono messe in evidenza il ruolo dell’Organizzazione nelle attività umanitarie,… dall’altro vengono calpestati i diritti dei lavoratori.”


Il commento dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi

E’ una notizia che a noi non stupisce avendo sin dal 1994 espresso forti perplessità sulle modalità e gli accordi con i quali lo Stato italiano espropriava il futuro dell’aeroporto di Brindisi (e di parte dell’economia cittadina) consentendo che gran parte di esso divenisse un grande magazzino ONU senza contropartite reali in fatto di ricadute economiche e permettendo che al buco nero della extraterritorialità dell’allora base USAF di San Vito dei Normanni si aggiungesse quella dell’ONU.

Le cose sono andate purtroppo come quindici anni fa denunciavamo: le promesse occupazionali sono divenute fandonie, le ricadute sulle piccole imprese brindisine una farsa , mentre le attività di manutenzione di aziende come le Officine Aeronavali venivano azzerate e spostate in altre città poichè i capannoni da esse utilizzate erano stati requisiti dall’ONU. Al danno si è infine aggiunta la beffa delle violazioni dei diritti sindacali di quei pochi lavoratori che hanno avuto un lavoro da questa organizzazione “caritatevole”…

Riproponiamo in questa occasione uno stralcio di quanto da noi scritto in un articolo comparso nel 2005 sul mensile Guerre e Pace .

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

http://www.pugliantagonista.it/osservatorio.htm
Brindisi 17/10/08





BASE ONU DI BRINDISI:

Il bilancio di dieci anni di presenza di una base caratterizzata da molte anomalie.

La scheda:

Dal 1994 sono presenti presso la Mega Base Logistica ONU di Brindisi due strutture dell’organizzazione delle Nazioni Unite: UNLB e il WFP, ma accanto ad esse sono previste o già in attività altre agenzie o strutture ONU.


Il contenzioso con la città: le attese deluse

Sin dal primo momento il Comitato di informazione sulla Base ONU e sulla base NATO di Brindisi, che si opponeva alle anomalie di questa base, si scontrò con il Partito della Guerra che aveva negli enti locali , tra le lobby a carattere massonico e presente trasversalmente nei partiti una presenza agguerrita e che attraverso le campagne di stampa continuò accanitamente a dare del visionari ed allarmisti i contestatori salvo poi non negare l’evidenza della supermilitarizzazione della città quando ci si ritrovò in piena guerra del Kosovo con i missili schierati a difesa della città e un paio di bombe perse da un aeroplano Nato un po’ nervoso sganciate davanti alla centrale elettrica ENEL di Cerano.

Un Partito della Guerra che, pilotando accuratamente i giornali ventilava nel 1994 centinaia di assunzioni di giovani diplomati presso la Base ONU, ricadute sulle piccole aziende della città nei lavori di manutenzione dei mezzi e materiali provenienti da tutte le parti del mondo. Insomma un bell’affare!

Un Partito della Guerra che dovrà render conto alla città l’aver perso l’occasione con la smilitarizzazione dell’Aeroporto della possibilità di trasformarlo nel più grosso aeroporto del Sud per transito merci, viste la grandezza delle sue piste, la contemporanea presenza del porto e l’esistenza di un grande scalo merci aeroportuale mai utilizzato. Un partito della guerra che dovrà render conto che quella decina o poco più di autisti part-time ( questa è la ricaduta occupazionale ONU) assunti presso la Base, non compenseranno il sequestro ONUdegli Hangar delle Officine Aeronavali , con perdita di commesse importanti sia civili che militari, ed oggi le ricadute economiche ( lavori di piccola manutenzione e piccole commesse) sono ridotti al livello del 1995, una vera esiguità e spesso hanno dato a contenziosi legali ai quali le piccole aziende brindisine sono state costrette a rinunciare dovendo affrontare cause internazionali davanti al tribunale di Ginevra competente. Una vera fregatura!

Un partito trasversale che, con la fine della guerra del Kosovo e la partenza degli americani, invece di chiedere la restituzione alla città delle aeree militari dismesse arrivava nei tempi recenti a richiedere che almeno una squadriglia di cacciabombardieri di stanza ad Aviano fosse trasferita a Brindisi, come contropartita economica alla fedeltà atlantica dimostrata in tante occasioni.

Un Partito della Guerra trasversale capace pensare alla guerra mentre parla anche di pace che ha uomini e donne in entrambi gli schieramenti al suo servizio



Il futuro di Brindisi nel Peace-keeping.

La partenza degli americani da San Vito lasciava questa base ad una riconversione agli usi civili ma un contenzioso tra i gruppi di potere di San Vito dei Normanni ( che soffrivano delle mancate ricadute economiche dei militari USA) e quelli di Brindisi,(più propensi ad un uso civile della Base), portava ad un braccio di ferro sul quale si innestavano accordi trasversali che sfociavano nella richiesta bipartisan con il DDL1649 e la richiesta di istituire un centro di peace-keeping (chiamandolo centro di educazione alla pace) sotto il controllo dell’Esercito . Un centro che vedrebbe la presenza di istruttori militari, universitari ed ONG che dovrebbero formare quegli “operatori della sicurezza mondiale”,…( articolo scritto nel 2004)

Quello stesso partito che ha plaudito in questo inizio 2008 all’accordo tra ONU e Stato italiano di regalare all’ONU, invece di restituirla alla società civile( e ai tantissimi progetti di riconversione compreso quello che chiediamo da anni di farne un museo della Guerra Fredda ), una bella parte della ExBase di san Vito dei Normanni per farne un altro enorme deposito ed anche un centro di addestramento al peacekeeping con corsi di “polizia internazionale”. In cambio l’ONU accetterebbe di non aumentare la sua ingombrante presenza nell’aeroporto di Brindisi ( l’Aeroporto del Grande Salento)in cui ultimamente sono stati spesi tantissimi soldi ma che ormai dopo tanti anni di servitù ONU e moltissimi altri di servitù militari ( solo a fine 2008 si spera che l ‘AM lo lasci e transiti effettivamente civile) non ha speranze di recuperare tutte le occasioni perdute per rilanciare il suo ruolo di motore dell’economia cittadina. ( ndr 2008)

Antonio Camuso osservatoriobrindisi@libero.it

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

mercoledì 15 ottobre 2008

Bambini soldato, 250mila con il kalashnikov in mano


Mai più un kalashnikov imbracciato da un bambino: è l'istruzione l'unica 'arma utile' ad assicurare un futuro di speranza a 37 milioni di bambini che ancora non possono andare a scuola a causa delle guerre.

Eppure nel 2007 i Paesi in conflitto e instabili hanno speso 17,8 miliardi di dollari in armi, tre volte quanto necessario per garantire l'istruzione primaria ai bambini che li abitano, mentre i Paesi del G8 -Italia compresa- detengono l'84 per cento delle esportazioni di armi nel mondo.

La denuncia arriva dal rapporto di Save the Children, 'Bambini e armi. L'istruzione per combattere la guerra', pubblicato per il lancio della terza edizione della campagna 'Riscriviamo il futuro', che in due anni ha garantito un'istruzione di qualità a 6 milioni di bambini che vivono in nazioni colpite o reduci da conflitti armati, e punta a raggiungere quota 8 milioni entro il 2010.

“I Paesi del G8 - ha ammonito Save The Children - 'non possono dare aiuti nell'istruzione e impegnarsi solennemente a garantirla a tutti i bambini, in particolare a quelli nei Paesi in conflitto, e allo stesso tempo esportare armi leggere verso quelle stesse nazioni'. E ha aggiunto: 'Se veramente abbiamo a cuore il futuro dei minori afflitti da guerre, comprese le migliaia di bambini-soldato, bisogna non solo incrementare gli investimenti nell'istruzione, ma affrontare il nodo del commercio indiscriminato di armi leggere”.

Secondo il rapporto dell'organizzazione internazionale, ancora oggi almeno 250.000 minori di cui il 40% bambine sono impiegati come soldati, spie, facchini, cuochi, 'mogli' dei combattenti e arruolati in eserciti non governativi in almeno 24 nazioni e territori. Bambini costretti a commettere violenza ma anche a subirla: negli ultimi anni almeno 2 milioni sono stati uccisi dal fuoco delle armi leggere e 6 milioni feriti, resi disabili o traumatizzati perché obbligati ad assistere a episodi di abusi e violenze.

Poi ci sono i 22 milioni di bambini profughi e sfollati a seguito di guerre, e le 8-10.000 piccole vittime che ogni anno muoiono o rimangono mutilate per l'esplosione degli ordigni, in particolare di tipo 'a grappolo', che restano nascosti nel terreno.
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=87089

lunedì 13 ottobre 2008

«Accordo segreto Onu-Nato»,Mosca chiede inchiesta su Ban Ki-moon


MOSCA (10 ottobre) - Mosca chiede all'Onu di aprire un'inchiesta sul segretario generale Ban Ki-moon, che il 23 settembre scorso ha firmato un accordo segreto tra Nazioni Unite e Nato. Accordo in base al quale riconoscerebbe l'Alleanza Atlantica «non come un'organizzazione militare
regionale, ma come un sostituto dell'Onu in tutti gli affari legati alla sicurezza internazionale». Il Cremlino ha così incaricato il rappresentante permanente della Russia alla Nato, Dmitri Rogozin, di lanciare la richiesta.



Intervistato dal quotidiano Izvestia, Rogozin ha detto: «L'accordo ha sollevato l'indignazione non solo della delegazione russa, ma anche di altri membri del consiglio di sicurezza dell'Onu che non sono stati tenuti al corrente». Il rappresentante ha poi tuonato contro Ban Ki-moon, il quale ora «rischia di subire una destituzione. Le sue azioni
sono vergognose».

Rogozin sostiene che l'accordo segreto con le Nazioni Unite «riabilita»
la Nato per i suoi bombardamenti in Serbia durante la guerra del Kosovo
e che Ban Ki-moon lo ha firmato perché «l'Onu condivide il fiasco in
corso in Afghanistan», dove la Nato comanda la forza internazionale di
assistenza alla sicurezza (Isaf) sotto il mandato dell'Onu stessa.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32571&sez=HOME_NELMONDO

sabato 11 ottobre 2008

«Stiamo perdendo l'Afghanistan»


Nel documento riservato un monito per il futuro presidente
Il rapporto degli 007 americani
«Stiamo perdendo l'Afghanistan»
L'allarme dell'intelligence Usa. Anche in Iraq «la guerra può riesplodere»
WASHINGTON — È un doppio messaggio. Rivolto all'attuale inquilino della Casa Bianca e al futuro presidente. L'Iraq «può esplodere di nuovo», l'Afghanistan è «in caduta libera». L'analisi, severa, è contenuta nella bozza della National Intelligence Estimate (Nie), documento riservato redatto da 16 agenzie di spionaggio Usa e che probabilmente — come ha anticipato ieri il New York Times — sarà presentato dopo le presidenziali di novembre. Il giudizio sulla situazione afghana è allarmante. L'influenza talebana è in crescita, gli attacchi aumentano, il governo centrale è debole e la corruzione «rampante» contribuisce a ridurne l'autorità.
Gli 007 riconoscono i progressi raggiunti ma avvertono che sono compromessi dalla sfida dei trafficanti di eroina, spesso collusi con funzionari governativi. Un'accusa che pochi giorni fa ha coinvolto uno dei fratelli del presidente Karzai. Un ex alto dirigente della Cia, Henry Crumpton, sostiene che i guai derivano da una «mancanza di leadership» che va imputata agli Usa e agli alleati Nato, mai risoluti nello stabilizzare l'Afghanistan. Gli 007 sono preoccupati anche per l'Iraq, nonostante Al Qaeda sia stata colpita con durezza. I successi potrebbero essere vanificati da un riesplodere della violenza etnica (sciiti contro sunniti), dalle tensioni arabi-curdi e da ciò che accadrà alle milizie conosciute come i «figli dell'Iraq». Sunniti, una volta membri della ribellione e spesso al fianco dei militanti jihadisti, hanno cambiato barricata. Contrari alle stragi dei qaedisti perché uccidevano soprattutto musulmani, lusingati e «comprati» dagli americani, hanno rivolto i mitra contro i terroristi. Sono stati loro, piuttosto che l'aumento di truppe, a schiacciare i seguaci di Osama.
Ora però devono passare sotto l'autorità del governo (dove gli sciiti hanno il peso maggiore) e non è detto che Bagdad confermi il loro status. Molti analisti temono che i «figli dell'Iraq» possano cambiare di nuovo alleanza confermando gli avvertimenti del generale David Petreaus («situazione fragile e reversibile»). Il Nie sarà letto con attenzione da John McCain e Barak Obama. Un rapporto a doppia lettura per i candidati. Sul-l'Iraq raffredda il bollettino di vittoria sbandierato da McCain, ma conforta la sua posizione contraria a un rapido ritiro sostenuto invece da Obama. Sull'Afghanistan conferma — come sostiene il democratico — che è necessario intervenire con priorità per non perderlo. Una missione forse impossibile con le soli armi. Per questo il Pentagono — parole del segretario della Difesa Gates — non è contrario all'apertura di un negoziato con i talebani (con Al Qaeda no) a patto che accettino la sovranità del governo afghano.
Guido Olimpio
10 ottobre 2008
http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_10/afghanista_usa_rapporto_007_cb97e4c4-9696-11dd-9911-00144f02aabc.shtml